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Sopra un Palazzo c'è un Cane Pazzo

“Sopra un Palazzo c'è un Cane Pazzo”, questo l'appellativo dello spettacolo che l'attore-cabarettista Sergio Vespertino, affiancato dal fisarmonicista Pier Paolo Petta, ha generosamente realizzato lo scorso martedì 19 agosto, a partire dalle 22,00, presso la ventilata ed accogliente Piazzetta Castello, in centro.

Uno straordinario intervento artistico dagli sconfinati profitti umani e culturali promosso dall'Associazione “Peter Pan – L'Isola che C'è”, con il validissimo patrocinio del Comune di Pantelleria. Uno spettacolo che si potrebbe definire un vero e proprio capolavoro, al centro del quale si inserisce l'uomo del nostro tempo, appesantito dal bagaglio quotidiano della disturbante frenesia, del consumismo illogico, della tecnologia distruttiva e del virtuale che ci dissolve tutti. “Facitivi tuccari”, ripeteva spesso il protagonista nel suo lucido delirio, quasi arroccato sopra un palazzo, per meglio estendere l'urlo 'feroce', istintivo, dell'insoddisfazione della propria anima, con l'estremo bisogno di comunicare anche attraverso il tatto, quasi a volersi rassicurare che esista davvero un altro uomo con cui parlare e interagire.

Ma il cane pazzo che sta sopra il palazzo non rappresenta affatto una singola eccezione; appartengono, invece, a ciascuno di noi, il desiderio ed il bisogno di ripulire la vita dagli inquinamenti tecnologici, dalla falsità e dall'inutilità del mondo circostante, dalla quotidianità eccessiva. Un lavoro teatrale che aderisce in pieno alla realtà che siamo soliti configurare, ma, nello stesso tempo, una sorta di superamento, in un percorso che ci lascia attraversare le tappe del grottesco e del surreale, in un intreccio di pensieri ed emozioni che non risparmiano, al nostro cuore, il battito, seppure intermittente, delle nostre sofferenze forzate.

Sì, perché come lo stesso artista Vespertino ha dichiarato, “occorre conferire senso ad ogni parola e azione detta e fatta nella vita, anche – e forse soprattutto - nella semplice e naturale dedizione alla creatività artistica”, spesso mutilata dalla banale considerazione che si tratti di finzione. Ma la simulazione, nello specifico teatrale, non è altro che manifestazione pura di una realtà che si vuol “sgranare, frantumare e ricomporre”.

Uno spettacolo meraviglioso che la cerchia familiare della nostra comunità ha saputo ben condividere, accogliendo e nello stesso momento disdegnando la tragica verità di una umanità 'meccanica'; per riscoprire, insieme, il senso primo della vita.

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